Comprendere è mettersi nei panni dell’altro, guardare il mondo con gli occhi dell’altro (G. Kelly)

Ho scelto di improntare la mia pratica clinica principalmente sui presupposti del Costruttivismo Kelliano, poichè ne condivido la visione che esso ha della persona.

In particolare, ciò che mi ha sempre colpita e affascinata della Psicologia dei Costrutti Personali è il fatto che metta in primo piano

la comprensione della persona e il profondo rispetto della sua unicità,

non incasellandola all’interno di categorie standardizzate, ma ritenendo che le alternative trovate dalla persona dipendano dalle sue percezioni e dal suo modo di costruire la realtà.

Il Costruttivismo restituisce un ruolo attivo all’individuo, che è visto come un narratore, fondamentalmente impegnato a dare senso al mondo, a sè stesso e alle relazioni, in cui “i processi sono psicologicamente canalizzati dal modo in cui essa anticipa gli eventi”; è questo il postulato fondamentale di Kelly.

Queste anticipazioni, chiamate “costrutti”, sono verificate attraverso un comportamento in grado di validarle o invalidarle.

L’uomo è considerato, infatti, uno scienziato che elabora teorie sul funzionamento del mondo e le sottopone a verifica per poi validare o revisionare le proprie costruzioni.

Tutto ciò che è detto, è detto da qualcuno (H. Maturana)

 

La realtà non è indipendente dall’osservatore che ne fa esperienza, ovvero non è oggettivamente data come entità esterna, bensì frutto di un personale punto di vista, costruita come conoscenza dall’osservatore.

Per questo possiamo dire che l’approccio costruttivista pone l’attenzione al modo in cui le persone costruiscono i significati che gli permettono di muoversi nel mondo e fare esperienza, sia come singoli individui che come parte di sistemi sociali.

 

Alla luce di questa visione della persona, l’approccio costruttivista è applicabile a qualsiasi contesto che promuova il cambiamento: